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Respirare non basta. Come il monitoraggio dell’aria può salvare vite

Scitto da Redazione
Marzo 22, 2025

Il monitoraggio dell’aria negli ambienti esterni è diventato una priorità assoluta per le amministrazioni locali, le aziende e i cittadini consapevoli.

Inquinamento atmosferico: un killer silenzioso

Le città ad alto traffico veicolare, le aree industriali e persino le zone verdi nascondono insidie invisibili che influiscono direttamente sulla salute pubblica. Comprendere la qualità dell’aria attraverso una rete diffusa di sensori ambientali permette di avere una mappa accurata dell’inquinamento atmosferico e agire in modo efficace.

Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno circa 7 milioni di persone muoiono prematuramente a causa dell’inquinamento dell’aria. Di queste, oltre 4 milioni sono attribuite all’inquinamento atmosferico esterno, responsabile dell’aumento di malattie respiratorie, cardiovascolari e tumori polmonari. Le polveri sottili (PM2.5 e PM10), il biossido di azoto (NO₂), l’ozono troposferico (O₃) e altri gas tossici sono tra i principali imputati.

Perché monitorare tutte le aree urbane ed extraurbane

Il monitoraggio esterno dell’aria non deve limitarsi esclusivamente ai “punti caldi” noti, come incroci trafficati o zone industriali. Anche le aree verdi e periferiche vanno osservate attentamente per ottenere un quadro realistico della situazione. Solo così si può calcolare una media significativa e comprendere davvero l’esposizione quotidiana della popolazione all’inquinamento.

Zone ad alto traffico veicolare: il pericolo invisibile

Le zone a traffico intenso sono tra le più inquinate: qui, i livelli di NO₂ e PM10 possono superare abbondantemente i limiti raccomandati dall’OMS. Queste emissioni derivano principalmente da motori a combustione, freni, pneumatici e dall’usura del manto stradale. Il risultato è un’aria irrespirabile, spesso peggiorata in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Aree industriali: rischio chimico e biologico

Le zone industriali producono una vasta gamma di inquinanti, inclusi composti organici volatili (VOC), ossidi di zolfo (SOx) e metalli pesanti. Monitorare costantemente questi ambienti è fondamentale per prevenire esposizioni croniche, anche a basse dosi, che possono causare danni irreversibili alla salute e agli ecosistemi circostanti.

Zone verdi: il mito dell’aria pulita

Anche le aree verdi devono essere monitorate. Nonostante la presenza della vegetazione, non sono immuni all’inquinamento atmosferico, soprattutto se vicine a strade trafficate o fonti industriali. Inoltre, il confronto tra queste zone e quelle più inquinate permette di elaborare dati comparativi utili per interventi mirati di mitigazione ambientale.

I benefici di un sistema di monitoraggio diffuso

  • Prevenzione sanitaria: identificare le aree più a rischio e adottare misure di protezione per la popolazione sensibile (bambini, anziani, soggetti con patologie pregresse).
  • Pianificazione urbana sostenibile: orientare le politiche di mobilità, verde pubblico e sviluppo industriale.
  • Educazione e consapevolezza: fornire ai cittadini dati trasparenti e accessibili in tempo reale.
  • Supporto alle aziende e alle istituzioni: per rispettare i parametri ESG (Environmental, Social, Governance) e dimostrare l’impegno concreto per la sostenibilità.

Misurare la qualità dell’aria negli ambienti esterni è il primo passo verso una città più vivibile e consapevole. Non possiamo più affidarci a supposizioni o a dati parziali: serve una rete capillare di monitoraggio, in grado di restituire una fotografia chiara e aggiornata della situazione reale. Solo così possiamo agire con efficacia per tutelare la salute delle persone e del pianeta.

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