Nel settore zootecnico, il controllo delle emissioni di ammoniaca rappresenta una sfida cruciale, sia per la tutela dell’ambiente che per la salute degli operatori e degli animali.
L’ammoniaca (NH₃), prodotta principalmente dalla degradazione dell’urea presente nei reflui zootecnici, è un gas irritante e dannoso, che contribuisce all’acidificazione del suolo, all’eutrofizzazione delle acque e alla formazione di particolato fine (PM2.5).
L’importanza del monitoraggio continuo
Il monitoraggio costante delle concentrazioni di ammoniaca in aria è fondamentale per:
- Garantire la sicurezza dei lavoratori e degli animali, prevenendo patologie respiratorie.
- Migliorare la gestione dei reflui e delle ventilazioni.
- Rispettare i limiti emissivi imposti dalla normativa, riducendo il rischio di sanzioni e chiusure.
- Ridurre l’impatto ambientale complessivo dell’allevamento e promuovere la sostenibilità aziendale.
Oggi, grazie a sensori avanzati, è possibile rilevare in tempo reale variazioni delle concentrazioni di NH₃ all’interno e all’esterno degli edifici di stabulazione, integrando i dati con sistemi di ventilazione automatica o strategie di mitigazione.
Direttive europee e obblighi normativi
L’Unione Europea impone limiti sempre più stringenti in materia di emissioni inquinanti dagli allevamenti intensivi. In particolare:
- La Direttiva NEC (National Emission Ceilings) 2016/2284/UE impone limiti nazionali alle emissioni di ammoniaca.
- La Direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali (IED) obbliga gli allevamenti suinicoli e avicoli di grandi dimensioni a monitorare e ridurre le emissioni atmosferiche, tra cui l’ammoniaca.
- I BREF (Best Available Techniques Reference Documents) per l’allevamento intensivo forniscono linee guida sull’impiego di sensori e tecnologie per la misura e riduzione delle emissioni.
Molti Stati Membri, tra cui l’Italia, hanno recepito tali direttive rendendo obbligatoria l’installazione di sistemi di monitoraggio ambientale in allevamenti con un numero superiore a una certa soglia di capi (es. oltre 2.000 suini o 40.000 polli da ingrasso).
Cause di sforamento dei limiti di ammoniaca
Il superamento dei limiti ammessi di concentrazione di NH₃ può derivare da molteplici fattori:
- Cattiva gestione dei reflui: accumulo prolungato di letame o liquami senza adeguata copertura o trattamento.
- Insufficiente ventilazione negli ambienti chiusi, che favorisce l’accumulo del gas.
- Temperature elevate che accelerano il processo di volatilizzazione dell’urea.
- Sistemi di stabulazione obsoleti, non progettati per la riduzione delle emissioni.
- Alimentazione non ottimizzata: eccessi proteici nella dieta animale aumentano la produzione di ammoniaca.
- Mancanza di sensoristica adeguata e quindi di misure preventive in tempo reale.
Il monitoraggio dell’ammoniaca rappresenta oggi un elemento imprescindibile per un allevamento moderno, efficiente e in linea con le normative europee.
L’adozione di sensori precisi e certificati permette non solo di evitare sanzioni, ma anche di migliorare la produttività, l’immagine aziendale e la sostenibilità ambientale.
Nel contesto del Green Deal europeo e della strategia “Farm to Fork”, le emissioni di ammoniaca saranno sempre più sotto la lente delle autorità: investire ora in sistemi di monitoraggio intelligenti rappresenta una scelta strategica per il futuro del settore.